Le imprese italiane del domani votate sempre più alla sostenibilità

Scritto il 19/09/2022
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Il driver della sostenibilità guida la trasformazione del tessuto industriale e manifatturiero italiano, ma per governare il processo di transizione servono nuove e qualificate professionalità. Dal Sustainability Manager all’Environmental Manager, passando per Governance Manager e Social Manager ed Energy Manager. Non una carrellata di anglismi accattivanti ma l’organigramma dell’impresa del futuro, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio 4.Manager. Sono queste le professioni più richieste dalle aziende che abbiano messo in campo una strategia di trasformazione con l’obiettivo di allineare i propri prodotti e servizi all’agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile e ai sempre più centrali parametri ESG. “Il mercato del lavoro avrà sempre più bisogno di queste professionalità emergenti. Per affrontare uno scenario geopolitico e geoeconomico in tumultuoso cambiamento assistiamo a una crescita annuale pari al 5% della domanda di competenze manageriali con sempre più precise green skill” dichiara Stefano Cuzzilla, Presidente di Federmanager e 4.Manager.

Stando allo studio dell’Osservatorio, il 58% delle Grandi e Medie Imprese (GMI) e il 40% delle Piccole hanno elaborato una strategia di trasformazione di lungo periodo per diventare un’impresa sostenibile. In questo contesto, gli ultimi dodici mesi hanno visto crescere le qualifiche professionali del Sustainability Manager, vale a dire il “Coordinatore di sostenibilità” (+46%) e di altre figure manageriali della sostenibilità più specialistiche (+38%) o di carattere consulenziale (+25%). Le competenze più richieste riguardano gli impatti sui Bilanci (+207%); Responsabilità sociale (+69%); Ambiente, salute, sicurezza (+59%); Finanza (+42%). Lo studio condotto dall’Osservatorio sui profili manageriali più richiesti rivela una evoluzione del tradizionale paradigma competitivo, verso orizzonti di crescente affermazione e di professionalità preparate sui temi ESG (Environmental-Social-Governance), continuamente formate e dotate di leadership capace di rispondere ai fabbisogni delle imprese.

Un processo accelerato dalla necessità di far fronte alla doppia emergenza, climatica ed energetica. “L’Italia deve strutturare un piano che analizzi oggettivamente come rispondere alla crescente domanda di approvvigionamento energetico – afferma Cuzzilla – contemperando le esigenze di produzione del sistema industriale, e quindi di crescita del Paese, con quelle di sostenibilità ambientale. È questa la transizione ecologica che auspichiamo nel solco del percorso intrapreso dal Pnrr e che necessita di precise competenze tecniche, scientifiche e manageriali”. Le Medie e Grandi Imprese più orientate all’innovazione e alla trasformazione sostenibile sono quelle che negli ultimi tre anni hanno assunto manager (83%), lavoratori con elevate competenze tecniche (87%) e scientifiche (77%) e che hanno incrementato le risorse per la formazione di manager (73%), lavoratori con elevate competenze scientifiche (75%) e tecniche (78%). La rilevazione effettuata dall’Osservatorio evidenzia anche i principali fattori di attrito alla crescita e allo sviluppo delle imprese: la difficoltà di reperimento delle competenze sul mercato del lavoro (35%); ostacoli di natura normativa o burocratica (31%); la carenza di competenze manageriali interne (23%).

“Dotarsi di competenze in materia di sostenibilità è ormai un’azione imprescindibile per tutte le imprese, di ogni dimensione. È fondamentale – commenta la Vice Presidente di Confindustria per l’ambiente, la sostenibilità e la cultura, Katia Da Ros – cogliere pienamente tutte le opportunità offerte dalla transizione ecologica, sia in termini di innovazione, sia in termini di resilienza, e per farlo servono competenze trasversali. Ecco perché – prosegue Da Ros – siamo fortemente impegnati per supportare il nostro Sistema attraverso la formazione e l’informazione costante alle imprese associate sui temi della sostenibilità”.